di Salvatore Sfrecola
“La signora sì che se ne intende”. La notissima battuta, che pubblicizzava un prodotto scelto per la sua elevata qualità in un famoso inserto di Carosello, torna di attualità mentre si discute di una proposta di legge che nell’intenzione dei presentatori intende ridimensionare il ruolo della Corte dei conti, magistratura di rilevanza costituzionale, quanto ai controlli e alla giurisdizione per danno erariale.
Infatti, è “chi se ne intende”, per aver subito condanne dalla Corte o per avere avuto altri incidenti con la magistratura contabile, che si agita a favore dell’iniziativa, nell’affannosa ricerca di come tagliare le unghie ai magistrati facendo in modo che i politici possano essere esclusi da ogni responsabilità. Gli “altri”, i dirigenti ed i funzionari delle amministrazioni pubbliche, sarebbero eventualmente condannati ad un risarcimento irrisorio, più esattamente ridicolo, rispetto al danno provocato con dolo o colpa grave, nonostante sia prevista l’obbligatorietà di una assicurazione per coprire il danno patito dallo stato o da un ente pubblico. E in fin dei conti dai cittadini-contribuenti.
La pantomima non finisce qui. Perché, mentre alcuni mirano all’impunità, altri denunciano a gran voce sui giornali e in Parlamento sprechi a destra e a manca, da ultimo quello che ha visto per protagonista il Comune di Roma che ha sovvenzionato, sembra con una cifra vicina ai 300.000 euro, la manifestazione di sabato 15 in piazza del Popolo, destinata a galvanizzare i sinistri di varie obbedienze nel dibattito sul da farsi in relazione alla crisi prevedibile in conseguenza dei dazi annunciati dagli Stati Uniti ed alle possibili vie di pace da percorrere al confine del Continente.
Il tutto in barba al ruolo della magistratura contabile, istituzione di rilevanza costituzionale, che, sul versante del controllo è ausiliare del Governo e del Parlamento, perché al primo assicura la legittimità degli atti e al secondo l’informativa sull’attività dell’Esecutivo. Mentre in sede giurisdizionale attua il principio antico secondo il quale “chi sbaglia paga” consentendo il recupero di somme illegittimamente spese.
Una delle vicende più recenti, ma ve ne sono quotidianamente, ha riguardato il reddito di cittadinanza erogato a soggetti che non ne avevano diritto, una fattispecie tipica di danno che dovrebbe essere risarcito da coloro i quali hanno omesso cautele nella assegnazione del contributo o nelle verifiche susseguenti.
Pertanto, in una situazione difficile per la finanza pubblica, che impegna il governo a ricercare con grande fatica piccole cifre per piccoli vantaggi in favore di alcune categorie dei cittadini non si comprende come quella stessa maggioranza, con pervicacia degna di migliore causa, si scagli contro un organo di garanzia che tradizionalmente, non solo in Italia ma in tutti i paesi occidentali, sta ad assicurare che le spese pubbliche siano destinate a finalità istituzionali.
Questa situazione ha anche risvolti politici rilevanti ed evidentemente trascurati dalla maggioranza perché nega in radice uno dei principi sui quali sono stati ottenuti i consensi, tenuto anche conto del fatto che la responsabilità per danno erariale è prevista in caso di dolo o colpa grave, fattispecie che delineano condotte gravemente irrispettose delle regole, che in campagna elettorale si diceva di voler tutelare a garanzia del buongoverno della finanza pubblica.
Sono svarioni che indignano il cittadino. E si pagano. Prima o poi.